venerdì 27 maggio 2016

SCRITTI DI MAGISTRATURA: LA LISTA DEGLI ARGOMENTI PAPABILI!

Ci siamo quasi. Il 15 maggio 2016 distribuiremo la Lista degli Argomenti Papabili relativa alle prove scritte del concorso in magistratura. Non è stato un lavoro facile considerando l'elevato numero di opzioni da vagliare, passare in rassegna, esaminare, ma ce l'abbiamo fatto lo stesso! A differenza degli anni scorsi abbiamo optato per una variante: alla Lista costituita da cinque argomenti per ogni materia accompagnati dal testo completo della giurisprudenza di riferimento, abbiamo aggiunto una Lista Potenziata. Stessi argomenti, ma oltre alle sentenze trovate agili e complete dispense che conterranno tutto quello che bisognerà inserire nello svolgimento. La Lista Potenziata per le sue caratteristiche dà vita ad una sorta di mini-corso per tutti coloro che non essendo riusciti a prepararsi in tempo per questo concorso intendono disporre di uno strumento in grado di colmare il relativo gap. Dal 15 maggio e fino al 5 luglio saranno distribuiti aggiornamenti se si renderanno necessari. Il tutto al fine di mettere gli aspiranti magistrati italiani nelle migliori condizioni di conseguire un risultato positivo. Qui sotto le modalità per iscriversi alla Lista e i costi. Negli anni scorsi è andata bene. Nel 2014 abbiamo centrato la traccia di amministrativo e nel 2015 sia la traccia di diritto amministrativo e che la traccia in materia di diritto civile.

- Lista degli Argomenti Papabili Ordinaria: contiene 15 tracce (5 per ogni materia) e il testo completo delle sentenze di riferimento. Il costo è di 199,00 € fino al 30 maggio.

- Lista degli Argomenti Papabili Potenziata: contiene 15 tracce (5 per ogni materia), il testo completo delle sentenze di riferimento e dispense esaustive per ogni argomento. Il costo della Lista Potenziata è di 350,00 € in promozione fino al 30 maggio 2016.

Le dispense possono presentare un numero di pagine compreso tra 20-25 e 70-80 pagine. In esse è racchiuso il quadro completo dell'argomento o istituto trattato.


Per avere tutte le informazioni sulla LISTA clicca QUI.

Per l'iscrizione alla Lista degli Argomenti è necessario riempire il seguente modulo:

io sottoscritto............................................ nato il............... a........... residente in..................... via............... n....... codice fiscale (o partita Iva)............. cell./tel............. chiedo di essere iscritto/a alla Lista degli Argomenti Papabili (indicare se Ordinaria o Potenziata).

Il modulo va stampato, compilato in ogni parte, firmato, scansionato e inviato con il "giustificativo del pagamento" a ilcorsistaonline@libero.it

Il pagamento può essere effettuato mediante bonifico alle seguenti coordinate:

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giovedì 28 aprile 2016

CASSA FORENSE: COME OTTENERE IL RIMBORSO DEI CONTRIBUTI VERSATI E PROSEGUIRE NELL'ESERCIZIO DELL'ATTIVITA' FORENSE!

La Cassa Forense è fonte di gioie e dolori (in questo momento, più di dolori che di gioie) per gli Avvocati alla prese con una crisi che le recenti riforme non hanno certo contribuito a fermare. Fino allo scorso anno l'iscrizione non era obbligatoria. Per essere immuni dai suoi balzelli era sufficiente non superare una data soglia di reddito che veniva modificata con cadenza annuale. Nel 2015 c'è stata la svolta, in negativo. Tutto è partito dalla riforma forense approvata con la legge n. 247/2012, il cui art. 21 prevede l'obbligo di iscrizione per proseguire nell'esercizio della professione. La categoria ha vissuto un altro paio d'anni relativamente tranquilli poiché l'adozione dei decreti attuativi di quella misura andava per le lunghe. La pace però è finita il 20 agosto 2014 quando sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il provvedimento contenente il Regolamento Attuativo del suddetto art. 21! L'effetto sugli Avvocati, soprattutto quelli giovani, è stato devastante. Nella impossibilità di sostenere i costi enormi di iscrizione, molti sono stati costretti a cancellarsi dall'albo e lavorare, per così dire, alle "dipendenze" degli altri. Peraltro, l'iscrizione scattava di ufficio per chi non provvedeva da sé a presentare la domanda. Era inoltre possibile chiedere di versare solo il 50% dei contributi corrispondenti quindi a mezza annualità. Ma anche così il peso soprattutto per i giovani era elevato: 840,00 euro all'anno (di cui 140,00 euro per contributo maternità) da versare sull'unghia. Pena la cancellazione dall'albo! Mentre i forzieri della Cassa si rimpinguavano, le tasche degli Avvocati si impoverivano dovendo peraltro sopportare il peso di una crisi senza precedenti. All'origine della svolta vi erano alcune indicazioni contenute nella legge Fornero, che si estendevano alle categorie professionali, poi ribadite nei singoli disegni di legge approvati per il rinnovamento dei mestieri tutelati dagli Ordini. Un incubo per chi, essendosi iscritto da poco, non disponeva delle risorse per fare fronte ad un impegno così gravoso. Per l'anno 2014, ad esempio, il costo da sostenere per poter conservare il mantenimento del tesserino professionale era di ben 3.500,00 euro oltre a quanto già richiesto come costo annuale di iscrizione.

Chi invece era già iscritto alla Cassa Forense seguitava a lamentarsi delle ingenti somme versate in anni e anni di contribuzione con la magra speranza di vederne i frutti al raggiungimento dell'età pensionale. E se fosse possibile ottenere in restituzione tutto quanto versato finora? In questo periodo si parla di una sentenza della Corte di Appello di Roma (la n. 2219/2014), che già fa molto discutere perché potrebbe avere degli effetti devastanti sull'equilibrio attuale. La decisione consente all'avvocato che, non avendo maturato il diritto alla pensione e quindi si cancelli dalla Cassa Forense, di avere diritto alla restituzione dei contributi soggettivi da lui versati fino a quel momento! Cosa era successo? Una giovane Avvocata, dopo essersi cancellata dall’Albo, agiva in giudizio al fine di ottenere la declaratoria di illegittimità della delibera 13 novembre 2004 assunta dal Comitato dei Delegati con la quale, in modifica dell’art. 4 del Regolamento della Cassa, era stata negata la possibilità della restituzione dei suddetti contributi. In primo grado, veniva riconosciuto il diritto alla restituzione dei contributi soggettivi versati nel periodo dal 1 gennaio 1998 al 27 dicembre 2001. La Cassa Nazionale Di Previdenza E Assistenza Forense proponeva gravame avverso la decisione di primo grado ma la Corte d’Appello di Roma ha respinto l’appello. La Corte aveva posto a fondamento della sua conclusione l'art. 21 della Legge n. 576/1980 secondo cui coloro che cessano dalla iscrizione alla cassa senza avere maturato i requisiti assicurativi per il diritto alla pensione hanno diritto di ottenere il rimborso dei contributi di cui all’art. 10. Pertanto, tale norma ha derogato al principio solidaristico, che vuole il versamento contributi finalizzato al conseguimento di un interesse collettivo senza relazione di sinallagmaticità tra contribuzione ed erogazione e che tale norma disciplina una materia oggetto di riserva di legge alla quale l’ente Cassa è vincolato, senza che un proprio regolamento interno possa abrogarlo o derogarlo.


Secondo la Corte, la Cassa Forense può solo adottare provvedimenti di variazione delle aliquote contributive, riparametrazione dei coefficienti di rendimento o modificazione di ogni altro criterio di determinazione del trattamento pensionistico nel rispetto del principio del pro-rata in relazione alle anzianità maturate, nonché l’eventuale opzione per l’adozione del regime contributivo. Qual è il messaggio, forte e preciso, che arriva dunque da questa sentenza? Che chi decide di cancellarsi dalla Cassa senza avere conseguito i requisiti per avere la pensione, ha diritto a vedersi restituito tutto quanto versato fino a quel momento. Pensiamo a chi versa contributi da almeno venti anni e comincia ad accarezzare l'idea di rientrarne in possesso sfruttando gli effetti del combinato disposto di questa sentenza e del chiaro articolato normativo. La disposizione di riferimento è costituita dal succitato art. 10 della legge n. 576/1980, che permette a chi si cancella di riavere i contributi versati ex art. 10, vale a dire il Contributo Soggettivo Obbligatorio, che sta schiacciando i giovani legali costretti spesso ad indebitarsi per affrontarlo. Chi, dunque, si cancella dall'albo e quindi richiede analoga cancellazione dalla Cassa senza avere conseguito i requisiti della pensione, ha diritto di recuperare tutto quello versato ai sensi del succitato art. 10 senza che l'istituzione forense possa opporsi. Come ha chiarito la CdA di Roma nella sentenza riportata, la Cassa può adottare solo provvedimenti che incidono sul quantum e sul quomodo della contribuzione, ma non può opporsi alla richiesta di restituzione poiché ciò è stabilito in una fonte di rango primario (quindi la legge n. 576/1980), che può essere modificata solo da altre disposizioni di pari rango e non da fonti secondarie (principio di gerarchia delle fonti). La portata di questa sentenza è quindi decisamente rivoluzionaria.

Le sue implicazioni, fin qui molto chiare, sono ben altre. Per ottenere la restituzione del contributo soggettivo obbligatorio è necessario cancellarsi dall'ordine e non soltanto dalla Cassa. Tuttavia, una volta ottenuto questo grande risultato, nulla impedisce al legale di reiscriversi senza essere obbligato a restituire a sua volta quanto ottenuto a titolo di rimborso dei contributi versati negli anni precedenti. Il prezzo da pagare è la perdita della anzianità forense, ma ad un certo punto, per chi e iscritto da tanti anni, la prospettiva di riottenere una somma ingente, maggiorata degli interessi non è poca cosa. Inoltre, può sempre reiscriversi dopo. E' dunque possibile ottenere una somma di denaro significativa che può valere per chi decide di farlo come una sorta di pensione sostanziale anticipata. Pensiamo a chi versa somme oscillanti tra 3.000 e 5.000 euro e lo ha fatto per dieci anni. Ora può chiedere ed ottenere dalla cassa tutti i 50.000 euro versati fino ad oggi! Se vuole poi potrà sempre reiscriversi! D'altra parte se la logica della previdenza forense è quella del salvadanaio, è più che naturale avere in via anticipata quello che vi è stato riversato dentro in anni e anni, spesso di sacrifici (perché il compenso per l'Avvocato non è certo, ma è certa la tassazione e la previdenza!) in un contesto normativo in cui la categoria dei professionisti forensi è stata più avversata che avvantaggiata dalle ultime riforme. Per concludere questo pezzo, un po' di fonti. In primis la sentenza della corte di appello di Roma (la trovate qui). Il regolamento di attuazione dell'art. 21 della riforma forense che prescrive l'obbligo di iscrizione a prescindere dal reddito conseguito lo trovate qui.

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mercoledì 27 aprile 2016

MAGISTRATURA: I NUOVI REQUISITI DI ACCESSO CHE TAGLIANO FUORI DAL CONCORSO GLI AVVOCATI E GLI SPECIALIZZATI!

Gli Avvocati sono sul piede di guerra. La riforma dei requisiti di accesso al concorso in magistratura rischia di essere fonte di feroce polemica nei prossimi mesi poiché tra i nuovi titoli per il concorso per magistrato ordinario non figura più il titolo di Avvocato! Se fosse il primo di aprile penseremmo ad una bufala di qualche buontempone, ma poiché oggi è il 27 aprile ci sono buoni motivi per essere preoccupati. A riportare la notizia è il sito di Studio Cataldi della cui buona fede non abbiamo motivo di dubitare. Si parla di nuovi tagli a procure, tribunali e corti di appello come se non bastassero le chiusure degli scorsi mesi, che hanno cancellato dalla geografia circa il 47% delle sedi giudiziarie, ma quello che desta maggiore perplessità nel pezzo è la parte che riguarda la riforma dei criteri di accesso alla carriera di magistrato. Il tutto sarebbe il frutto della commissione presieduta dall'Avv. Vietti, che ha di recente consegnato al ministro della giustizia il testo di quello che speriamo non diventerà mai legge. Non solo perché impedirebbe a chi oggi dispone del titolo di Avvocato di partecipare ai prossimi concorsi in magistratura, ma soprattutto perché escluderebbe dalla categoria degli aspiranti i più preparati (vale a dire gli Avvocati) a favore dei meno preparati (i diplomati delle SSPL). Uno scenario assurdo.
 

Il testo parla di una riorganizzazione degli uffici giudiziari, ma è sembrato più che altro l'ennesimo tentativo di tagliare in un settore essenziale, la giustizia, con nocumento per le garanzie dei cittadini. Si pensa, infatti, di procedere alla riduzione dei distretti di Corte d'appello, su base regionale con accorpamenti tra regioni dove sono presenti ridotti bacini di utenza, alla soppressione delle sezioni distaccate e alla ulteriore, riduzione dei tribunali. Secondo gli autori della proposta di legge, poiché il contenzioso nelle corti di appello è meno rilevante dal punto di vista quantitativo, non sarebbe scandaloso l'aumento della distanza tra la Corte e l'utenza amministrata! Quindi, solo perché ci sono poche cause in appello, un cittadino dovrebbe compiere centinaia di chilometri per raggiungere la sede giudiziaria ove si discute del suo procedimento con aggravio di spese, visto che il suo Avvocato gli chiederà, per l'onerosa trasferta, un surplus. Si dovrebbe, più che altro, puntare con maggiore decisione sulla qualità e l'efficienza del servizio erogato che, anche per il giudice d'appello, non può prescindere da requisiti dimensionali minimi in grado di garantire l'equa distribuzione dei carichi nazionali e la specializzazione delle funzioni. Di questi aspetti, tuttavia, nel testo non si parla. Si sottolinea soltanto della necessità di tagli.
 
Ciò che emerge è la riduzione del numero delle sedi giudiziarie e il depotenziamento della magistratura con l'esclusione degli Avvocati dalla possibilità di partecipazione al concorso. La fantasia degli autori della bozza non conosce limiti. Per sopperire alle inevitabili sofferenze che emergerebbero dal sistema se la proposta diventasse realtà, si pensa ad una task force dei magistrati che potranno essere utilizzati anche in più sedi e per più materie. Già immaginiamo i magistrati imprecare alla prospettiva di percorrere durante la settimana centinaia di chilometri per andare da una regione ad un'altra e venire in soccorso delle sedi rese precarie dai tagli! Si prospettano diminuzioni di poteri ai capi delle procure nella assegnazione degli affari giudiziari ma si aumentano i poteri della procura generale della Cassazione. Si teme quindi che la magistratura resa debole, con poche risorse e con nuovi giudici meno preparati rispetto ai precedenti, possa vedere diminuito il ruolo che ha avuto negli ultimi 25 anni. Le SSPL saranno riformate. Il governo, quindi, spera di incassare dai denari investiti dai giovani nella formazione e questo spiegherebbe l'eliminazione dall'elenco dei requisiti del titolo di Avvocato, da cui non deriverebbe alcun introito per lo Stato. Si prospetta dunque uno scenario deprimente.
 

A pag. 11 del testo della commissione Vietti si parla delle nuove regole di accesso al concorso in magistratura (potete richiedere il testo completo scrivendo al nostro indirizzo e-mail ilcorsistaonline@libero.it). Si apprende che per gli autori l'età elevata dei vincitori del concorso è un problema perché causa ricadute sulla previdenza! Ora, a parte il fatto che le università non offrono più una istruzione adeguata allo svolgimento delle attività in ambito giuridico, ci sarebbe seriamente da riflettere su questo punto. Perché non si torna ad una selezione vera (anziché ficta) negli atenei? Un giovane laureato in giurisprudenza oggi è titolare di un patrimonio di conoscenze pari a circa il 30% di un laureato di dieci anni fa. Hanno tagliato i programmi in maniera selvaggia. Hanno eliminato la selezione agli esami per favorire l'aumento del numero di laureati. Sta di fatto che oggi abbiamo più laureati, ma nettamente meno preparati dei precedenti. Di questo, però, nel testo della commissione Vietti non si parla! Si parla invece delle difficoltà che le commissioni di concorso incontrano nella gestione delle procedure a causa dell'elevato numero di candidati partecipanti! A questo punto, si impone una domanda: per l'Avv. Vietti è un problema se tanti giovani vogliono partecipare al concorso per magistrato ordinario?
 
Solo perché tanti presentano domanda bisogna rendere loro il cammino più difficile costringendoli ad iscriversi alle famose SSPL che non offrono alcuna seria garanzia di preparazione? Il terzo elemento che per la commissione rappresenta un problema è il taglio delle prove che sarebbe eccessivamente teorico! Non sarebbe invece opportuno aumentare le risorse e potenziare le commissioni di concorso in modo da offrire a queste ultime maggiori possibilità operative e accelerando le procedure dello svolgimento? Evidentemente no, perché il fine di questa proposta di legge è tagliare tutto quello che si può tagliare a scapito della qualità del servizio giustizia. I cittadini se ne faranno una ragione se fra qualche anno le loro garanzie risulteranno diminuite. Per la commissione Vietti quindi le prove dovrebbero essere pratiche con buona pace di chi ritiene che la conoscenza dei principi generali del diritto rappresentino elementi indispensabili per la preparazione di un magistrato. Chi se ne frega della dottrina del negozio giuridico quando la controversia che ho di fronte ha ad oggetto una lite tra due proprietari frontisti? Come risolvere questi problemi? E' scritto testualmente nel documento. Per avere giudici giovani si permette l'accesso diretto a chi vanta una media di 28/30 in alcune materie!

Per circa un decennio il legislatore si è affannato ad affermare che la sola laurea non bastava, che il concorso in magistratura era divenuto di II livello ed era necessario aggiungere un titolo ulteriore, quale era quello di diplomato SSPL o il titolo di Avvocato e ora basta avere una media di 28/30 in alcuni esami e un voto di laurea di 108/110 quando è risaputo che molti voti negli atenei di oggi non rispecchiano il contenuto di preparazione che dovrebbe essere loro ascritto. Oggi, per dirla in breve, i 28, i 29 o i 30 nelle università affamate di iscritti, non si rifiutano più a nessuno. Per Vietti, tuttavia, ciò è indice di preparazione! Ma chi invece si è laureato in un'epoca in cui nelle università si faceva selezione e voti così alti erano rari cosa farà? Nella loro genialità e per non scontentare nessuno, gli stage presso gli uffici giudiziari (che secondo la riforma del 2013 era limitati a chi si era laureato con un voto di 107/110 e aveva una età inferiore ai 28 anni) ora sono aperti a tutti! C'è però un altro limite di cui tenere conto. Secondo il pregresso regime, lo stage era incompatibile con la libera professione. Se questo limite venisse mantenuto, un Avvocato che non rientra nei requisiti di media degli esami e di laurea che sarà costretto a cancellarsi e fare per 18 mesi l'assistente ( molto sottopagato) del magistrato!

Anche in questo caso, però, esiste una rilevante scappatoia. L'Avvocato/stagista che si è cancellato può affidare le cause ad un suo collega, che gli verserà tutta o parte della quota come si conviene per ragioni di solidarietà. E le SSPL? Saranno riformate con la creazione di corsi specifici per coloro che aspirano alla magistratura ordinaria! Questa riforma avrebbe potuto costituire l'occasione per eliminare dalle prove scritte del concorso il tema di amministrativo, del tutto inutile e anacronistico visto che il vincitore non potrà mai fare il magistrato tar. Invece, la commissione Vietti ha ben pensato di appesantire ancora di più l'esame con una quarta prova scritta consistente nella redazione di una sentenza! Un punto che è in conflitto con la volontà di buttare fuori gli Avvocati da questo concorso, essendo gli unici che con le sentenze ci lavorano tutti i giorni! A pagina 41 del testo della proposta elaborato dalla commissione Vietti si citano i requisiti di accesso. Ebbene, la lettera f), che consentiva agli Avvocati di partecipare al concorso in magistratura, è stata soppressa! La mannaia si è abbattuta anche sulle lettere i) per i dottorati di ricerca ed l) per gli specializzati in materie giuridiche. Il fatto è che il testo non giustifica la necessità di buttare fuori gli Avvocati dal concorso.

martedì 26 aprile 2016

Scritti di Magistratura 2016: prorogata la promozione della Lista degli Argomenti Papabili Potenziata

L'iscrizione alla Lista degli Argomenti Papabili costituisce un servizio completo che offre a coloro che devono affrontare le prove scritte del concorso in magistratura a luglio uno strumento utile e concreto per concentrare l'attenzione sugli argomenti aventi maggiori possibilità di essere sorteggiati alle prove. Nel 2014 è andata bene: abbiamo centrato la traccia di amministrativo. Nel 2015 è andata ancora meglio: abbiamo centrato sia amministrativo che civile. E quest'anno speriamo di ripeterci.

La Lista è composta da 5 argomenti per ogni materia per un totale di 15 argomenti. E' presente in una versione ordinaria e in una versione potenziata.

In sintesi:
 
La Lista degli Argomenti Papabili Ordinaria contiene:
 
- 5 tracce per ogni materia per un totale di 15 tracce.
- 5 sentenze per ogni traccia per un totale di 75 sentenze.
 
La Lista degli Argomenti Papabili Potenziata contiene:
 
- 5 tracce per ogni materia per un totale di 15 tracce.
- 5 sentenze per ogni traccia per un totale di 75 sentenze.
- 5 dispense per ogni materia per un totale di 15 dispense (di 25-80 pagine ciascuna).
 
La Lista Potenziata costituisce un vero e proprio mini corso ordinario consigliato a tutti coloro che avendo avuto poco tempo per il concorso vogliono sfruttare questi mesi che restano concentrando l'attenzione sulle questioni aventi maggiori possibilità di essere sorteggiate alle prove scritte.
 
Nei giorni scorsi abbiamo proposto la Lista con una sontuosa promozione, scaduta il 25 aprile. Poiché molti sono venuti a conoscenza della Promozione solo nel weekend festivo e non hanno avuto la possibilità di presentare la richiesta di iscrizione, abbiamo deciso di mantenere l'offerta per la Lista in versione Potenziata fissando la nuova scadenza 30 aprile 2016.
 
I costi e la promozione in scadenza martedì 30 aprile:
 
- La Lista Ordinaria è in promozione a 199,00 € (invece di 299,00 €) fino al 07-05-2016
- La Lista Potenziata è in promozione a 350,00 € (invece di 500,00 €) fino al 07-05-2016.
 
La Lista sarà distribuita a partire dal 15 maggio, ma stiamo valutando la possibilità di anticiparci alla fine di aprile.
 
La promozione che permette di avere la Lista Potenziata a soli 100,00 euro:
 
Per chi volesse abbinare lo studio della Lista con il Corso Intensivo, che offre altri 30 argomenti su cui studiare corredati di sentenze e dispense esplicative, è attiva la seguente promozione:

- Corso Intensivo + Lista degli Argomenti Potenziata = 700,00 € (invece di 950,00 €).

Per avere tutte le informazioni sulla LISTA clicca QUI.

Per l'iscrizione alla promozione del Corso+Lista degli Argomenti è necessario riempire il seguente modulo:

io sottoscritto................................. nato il............... a........... residente in..................... via............... n....... codice fiscale (o partita Iva)............. cell./tel............. chiedo di essere iscritto al corso (indicare se l'intensivo o l'avanzato) e alla Lista degli Argomenti Papabili 2016 al costo di 700,00 euro.

Il modulo va stampato, compilato in ogni parte, firmato, scansionato e inviato con il "giustificativo del pagamento" a ilcorsistaonline@libero.it

Il pagamento può essere effettuato mediante bonifico alle seguenti coordinate:

Intestatario: Carfora Luigi
Codice Iban: IT06W0101074780100000003832.

In alternativa al metodo mediante bonifico bancario è possibile effettuare il pagamento con vaglia postale alle seguenti coordinate:

Avv. Luigi Carfora
via Brecciale, 9/A
81028 Santa Maria a Vico (CE)

Informazioni di contatto: ilcorsistaonline@libero.it o chiamate il 3318136066 (dal lunedì al sabato dalle ore 11.30 alle ore 18.30).

venerdì 22 aprile 2016

CAMBIA IL PROCESSO ESECUTIVO! LE NOVITA' DELLA RIFORMA!

Gira e rigira questo governo infila le banche ovunque e così capita che perfino la riforma delle procedure esecutive si rivela l'occasione per intrufolare privilegi a favore degli istituti di credito a scapito dei cittadini. Vediamo nel dettaglio cosa ci riserva l'immediato futuro.

Il tutto è contenuto nel decreto legge n. 59/2016 (il cosiddetto decreto banche). QUI.


All'art. 492 c.p.c. viene aggiunto un comma 3 in base al quale il pignoramento deve contenere l'avvertimento che, ex art. 615, comma 2, terzo periodo, l'opposizione è inammissibile se è proposta dopo che è stata disposta la vendita o l'assegnazione ex artt. 530, 552 e 569, salvo che sia fondata su fatti sopravvenuti ovvero che l'opponente dimostri di non aver potuto proporla tempestivamente per causa a lui non imputabile. Ciò ha comportato la modifica dell'art. 615, comma 2, c.p.c. che si adegua così alla nuova realtà normativa. La novità più grossa è un'altra e rischia di rompere consolidati equilibri tenuti finora nelle procedure espropriative. Cambia, infatti, l'art. 648, comma 2, c.p.c.: il giudice deve concedere la provvisoria esecuzione dei decreti ingiuntivi anche in caso di opposizione in ordine alle somme non contestate! Non finisce qui perché...

Cambia l'art. 532, comma 2, c.p.c. secondo cui gli esperimenti di vendita non possono essere superiori a tre. Il giudice fisserà i criteri per determinare i relativi ribassi, le modalità di deposito della somma ricavata dalla vendita e il termine finale non superiore a sei mesi, alla cui scadenza il soggetto incaricato della vendita deve restituire gli atti in cancelleria. Qualora i tre tentativi abbiano esito negativo, il giudice dispone la chiusura anticipata del giudizio anche se non ci sono le condizioni ex art. 164 bis disp. att. c.p.c.

giovedì 21 aprile 2016

Regalare fiori ad una donna può generare il reato di atti persecutori!

Talvolta la corte di cassazione può rivelarsi foriera di vere e proprie sorprese come questa sentenza che potrebbe destare risvolti clamorosi. Anche il regalare fiori ad una ragazza con una certa insistenza può rientrare nelle condotte punite come atti persecutori ex art. 612 bis c.p. Un corteggiamento maldestro, secondo le parole proprie del gip, che se non desiderato può essere fonte di persecuzione e invasione della vita privata di una donna. Una ricostruzione che la cassazione ha confermato aggiungendo: spesso la condotta molestatrice si risolve in una serie di contegni che, di per sé, non hanno alcuna valenza criminosa e che la assumono proprio per il fatto della loro maniacale ripetitività, assunta nei confronti di una persona che non gradisce, rendendola insopportabile. Alla fine gli estremi dello stalking sono stati ravvisati poiché l'uomo non si era limitato ad inviare soltanto dei fiori che, seppure con una certa frequenza, non possono assumere delle connotazioni offensive. Ciò che ha fatto traboccare il vaso è stato il gesto dell'assiduo corteggiatore consistente nell'inviare una busta con un profilattico alla donna, che è stata quindi costretta a cambiare le proprie abitudini di vita. Lo stalking è un reato a forma libera in cui non rilevano le condotte in sé, che possono essere le più variegate, ma uno dei tre esiti che la norma suindicata pone in termini alternativi secondo una relazione tipicamente causale: un perdurante e grave stato di ansia o di paura; un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva; il costringere ad alterare le proprie abitudini di vita. Se le condotte reiterate producono uno di questi eventi il reato di stalking emerge in tutta la sua effettiva offensività come nel caso di specie (Cass., V sezione penale, sentenza n. 18559/2016).

mercoledì 20 aprile 2016

La riforma dei giudici onorari è legge: ecco tutte le principali novità!

La riforma della magistratura onoraria promette di assumere un carattere copernicano per la portata delle modifiche introdotte. Spiega il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri:
 
Una disciplina ispirata alla semplificazione e razionalizzazione unificando lo statuto delle categorie di magistrati onorari, puntando sulla qualità delle prestazioni, sugli incentivi al rendimento e sulla definizione delle nuove funzioni nell'ambito dell'ufficio per il processo.
 
Sarà vero? Vediamo, in dettaglio, quali sono i contenuti della riforma.
 
E' istituita la figura unica del Giudice Onorario di Pace (GOP) e scompaiono le figure del vecchio giudice di Pace, del giudice ordinario di tribunale, giudice ordinario aggiunto, ecc. I vecchi vpo (vice-procuratori onorari) saranno inseriti in un apposito ufficio da istituirsi nelle procure. Tra i titoli per l'accesso alla carica sarà indispensabile possedere la laure in giurisprudenza. A parità di titoli si darà precedenza a chi vanta la maggiore anzianità per aumentare il tasso di esperienza negli uffici. Inoltre, prima di essere immessi nelle loro funzioni, la delega prevede che i magistrati onorari svolgano idoneo periodo formativo, la cui disciplina è demandata ai decreti attuativi, sulla base dei criteri di base che prevedono una formazione permanente decentrata con corsi di cadenza semestrale. Durante il tirocinio è esclusa ogni forma di compenso e indennità. Immaginiamo le grida di gioia di quanti, volendo intraprendere questo percorso, durante il tirocinio saranno costretti a resistere senza stipendio! In ambito civile ci sarà una estensione delle attuali funzioni e competenze. Quella per valore sale dagli attuali 5.000,00 euro ai 30.000,00 euro mentre per alcune tipologie di cause, come quelle condominiali, diritti reali e di comunione e i procedimenti di espropriazione mobiliare presso il debitore e in possesso di terzi ci sarà una competenza quasi esclusiva. Secondo noi, si tratta di una scelta avventata. Quelle di condominio e dei diritti reali rappresentano le tipologie di controversie più accese per le quali, semmai, si dovrebbe creare una competenza esclusiva del giudice togato.
 
In ambito penale, il giudice onorario dovrà trattare contravvenzioni; delitti puniti con la pena della reclusione non superiore nel massimo a 4 anni o con la multa, sola o congiunta alla predetta pena detentiva; violenza o minaccia a un pubblico ufficiale; resistenza a un pubblico ufficiale; oltraggio a un magistrato in udienza aggravato; violazione di sigilli aggravata; rissa aggravata, con esclusione delle ipotesi in cui nella rissa taluno è ucciso o abbia riportato lesioni gravi o gravissime; furto aggravato e ricettazione. Anche qui emergono legittime perplessità poiché i magistrati onorari non hanno la preparazione necessaria per affrontare questioni che fino ad ieri erano di competenza dei magistrati togati. E qui viene da chiederci perché non ci si decida ad aumentare il numero dei concorsi per l'assunzione di togati anziché ricorrere ancora alla figura del magistrato onorario. La durata degli incarichi non potrà essere superiore a 8 anni (due quadrienni). Per i giudici già in carica è prevista una disciplina transitoria che li conferma per altri quattro anni, poi dovranno deporre lo scettro. Il coordinamento e la gestione dei GOP sarà affidata al presidente del tribunale. Sparisce quindi la figura del giudice coordinatore onorario. La remunerazione dei nuovi magistrati onorari sarà composta da una parte fissa e da una parte variabile in funzione degli obiettivi raggiunti e già qui immaginiamo che le sentenze pioveranno da tutti le parti. Quanto al regime previdenziale e assistenziale dei magistrati onorari, sarà compito del legislatore delegato individuare dei criteri direttivi compatibili con la natura onoraria degli incarichi e a costo zero per l'erario. Sarà vera gloria? Gli anni futuri risponderanno. Finora v'è da esternare più di una perplessità di una riforma che sottrae risorse a quelle che, invece, dovrebbero essere destinate ad aumentare il numero dei concorsi per l'assunzione di magistrati professionali.

martedì 19 aprile 2016

Concorso in Magistratura: le perplessità sui nuovi requisiti di accesso e l'esclusione degli Avvocati!

Più si analizzano le riforme di questo governo, più sembra che tra le priorità non ci sia il miglioramento dell'esistente, ma semmai un suo significativo peggioramento. La riforma di accesso al concorso in magistratura è tra queste. Una prima avvisaglia della tempesta in arrivo si è avuta nel 2013. Ai requisiti richiesti dall'art. 2 del d.lgs. n. 160/2006 viene aggiunta una singolare categoria di aspiranti. Il testo prevede che possano domandare l'accesso per UNA SOLA VOLTA coloro che, avendo fatto uno stage di 18 mesi in tribunali o corti, siano in possesso dei seguenti requisiti:

- voto di laurea non inferiore a 102/110;
- una media di 27/30 negli esami  universitari di  costituzionale,  privato,  processuale civile,  commerciale,  penale,  processuale penale, lavoro e amministrativo;
- età inferiore ai 28 anni;
 
Tra le corti giudiziarie il testo del decreto indicava anche il Consiglio di Stato e il TAR. I soggetti ammessi sarebbero stati affidati ad un magistrato con possibilità di accesso ai fascicoli e obbligo di riservatezza del contenuto! Assistenti onorari in piena regola dei magistrati visto che non potevano svolgere, durante lo stage, attività di procuratori, ma solo attività didattiche, dottorato e di ricerca. Per rendere più appetibile lo stage, il decreto prevedeva la possibilità di istituire borse di studio, che nella pratica hanno raggiunto quote di remunerazione di circa 400 euro mensili.
 
Personale onorario, precario, e sotto-pagato con tutto quello che ne consegue sotto il profilo dell'efficienza degli uffici. Anziché varare dei concorsi per assumere cancellieri e assistenti amministrativi, si è preferito pescare tra i giovani laureati/disoccupati ai quali veniva offerta una remunerazione pari a 1/4 di un impiegato pubblico! Al di là della magra paghetta (400 euro mensili equivalgono a circa 12 euro al giorno!), si offriva ad essi una scorciatoia per l'accesso al concorso, per il quale prima occorrevano requisiti maggiori, tra cui l'essere Avvocato o dirigente pubblico.

Scrive Maurizio Fumo, componente della Cassazione e presidente della Commissione del concorso per magistrato ordinario svoltosi tra il 2008 ed il 2010 (fonte):
 
Non vi è, innanzitutto, alcuna garanzia di completezza della preparazione del futuro candidato, destinato a collaborare, secondo indiscutibile decisione del capo dell’ufficio, lì dove c’è necessità di manodopera (gratuita); d’altra parte, l’esperienza pratica non garantisce l’approfondimento teorico dei problemi. Anche se dovesse capitare con un magistrato di affidamento coscienzioso (che non lo adibisca solo a fare fotocopie o a controllare notifiche ecc.), il neolaureato avrà una esperienza settoriale (e già, solo per questo, deformante) del lavoro giudiziario. Ingolfarsi nella risoluzione di casi concreti (spesso banali) non accrescerà il suo bagaglio tecnico-culturale.

E ancora:

Inoltre, come anticipato, il magistrato di affidamento sarà il dominus incontrastato della sorte di chi “in posizione ancillare” (e in pratica senza diritti o tutele, appunto: come un nexus dell’antico jus Quiritium) sarà chiamato a collaborare con lui. Potranno così crearsi legami clientelari e interpersonali “impropri”, potranno essere coltivati rapporti di fidelizzazione, che accresceranno il peso del fenomeno correntizio nella magistratura. Il parere negativo del magistrato di affidamento sembra, infatti, insuperabile e incontestabile, con evidenti profili di incostituzionalità della posizione di subordinazione assoluta del nexus che si verrà a creare. Rimangono poi aperti alcuni interrogativi: se il giovane non ha avuto la prudenza, oltre alla possibilità, di seguire “in parallelo” anche un altro iter, egli, una volta che sia stato ritenuto, per sua disgrazia, non idoneo, potrà percorrere un’altra strada?

E chiude così:

Ebbene, invece di inventare un “percorso pubblico” di preparazione al concorso (magari attraverso la collaborazione delle Università con la neoistituita Scuola Superiore della Magistratura), il legislatore-prestigiatore estrae dal suo cilindro allettanti escamotage e veri e propri trucchi da magliaro, che, dando ai neolaureati l’illusione di una preparazione “sul campo”, mira in realtà – strumentalizzando le loro speranze – a reclutare manodopera gratuita per le contingenti esigenze dei boccheggianti uffici giudiziari. Il tutto attraverso una produzione normativa contorta, bizantina, opaca, al limite della  inintelligibilità.E infatti il ricordato art. 50 del DL 90/14 (in attesa di conversione, che - per tutte le ragioni sopra illustrate - ci si augura non intervenga) raggiunge il suo scopo attraverso un percorso labirintico.

Come si evince dalle parole del giudice Fumo, queste riforme non mirano ad un incremento della preparazione individuale dei candidati al concorso in magistratura bensì ad offrire manodopera gratuita o sottopagata agli uffici giudiziari vicini al collasso per mancanza di personale. Il giovane viene allettato alla prospettiva di poter partecipare al concorso in magistratura senza dover passare per le forche caudine dell'esame di Avvocato, ma quand'anche decidesse di presentarsi agli scritti dovrà prendere atto di non avere alcuna possibilità di redigere un tema dignitoso senza la necessaria preparazione. E nel frattempo, avrà avuto l'illusione di poter fare a meno di corsi privati (ormai indispensabili per la preparazione al concorso) e di poter fruire dei preziosi consigli del magistrato affidatario, come se questi potessero sostituire le lunghe giornate di studio su manuali e dispense giuridiche!
 
Il bello deve ancora venire!

Nonostante, l'ovvio tentativo di colmare i vuoti di organico con i precari, il governo continua imperterrito per la sua strada. E' in discussione in Parlamento un disegno di legge che, se approvato, darà il colpo definitivo all'illusione di avere giudici preparati nel prossimo futuro. Si parla di elevare il voto di laurea a 108/110 per alcuni requisiti, di introdurre la redazione del testo di una sentenza (anziché cancellare l'inutile tema di amministrativo) e di eliminare il titolo di Avvocato come titolo di accesso! L'eliminazione degli Avvocati esclude dal concorso la categoria degli aspiranti più preparati, gli unici che per ragioni professionali devono affrontare e risolvere problemi giuridici ogni giorno, mentre si continua a preferire laureati con voti alti (oggi del tutto destituiti di rilevanza attesa la mancanza di selezione nelle università) e stagisti pagati 12 euro al giorno per lavorare dal lunedì al venerdì tutte le settimane al servizio di un giudice che disporrà del loro destino.
 
Secondo alcuni si tratterebbe di un errore di trascrizione, ma il sito che ha riportato la notizia, vale a dire Studio Cataldi, è molto affidabile.
 
Riporta il sito:
 
L’accesso al “concorso a giudice” viene riformato attraverso la riscrittura della disciplina delle scuole di specializzazione, la previsione di accesso diretto all’esame per chi ha ottenuto almeno 28/30 negli esami di diritto costituzionale, diritto privato, diritto processuale civile, diritto commerciale, diritto penale, diritto processuale penale, diritto del lavoro e diritto amministrativo, e un punteggio di laurea non inferiore a 108/110, fra le tre prove scritte viene poi inserita anche la redazione duna sentenza.
 
Chi ha soltanto il titolo di Avvocato e non vanta il voto di laurea richiesto da questa discutibile proposta di legge, dovrà iscriversi ad una SSPL!
 
Avv. Luigi Carfora