giovedì 20 settembre 2012

Concorso in magistratura: i requisiti di partecipazione

In questi giorni, mentre è ormai certa (ma dubbi in merito non avevano ragione di esistere) l'uscita del nuovo bando di concorso in magistratura tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre (con prove scritte tra fine maggio e inizio giugno 2013), un argomento che infiamma le discussioni è rappresentato dai requisiti di partecipazione. Prima di iniziare, è opportuna una premessa: i requisiti di partecipazione al concorso in magistratura sono stabiliti dalla legge, che nel caso di specie è costituita dal d.lgs. n. 160/2006. Poichè il bando è contenuto in un decreto ministeriale e essendo quest'ultimo una fonte secondaria, deve recepire integralmente il contenuto della fonte primaria (cioè il d.lgs. n. 160/2006 e successive modificazioni ed integrazioni). In parole povere, il regolamento del concorso è stabilito da una legge del Parlamento Italiano e solo un'altra legge del Parlamento può modificarlo, cambiando e/o integrando i requisiti di partecipazione. Pertanto, posto che fino a stamani non è giunta alcuna notizia di modifiche al d.lgs. n. 160/2006 e visto che per il momento le forze politiche (in tutt'altre faccende affaccendate) non hanno alcuna intenzione di toccare il testo del d.lgs. n. 160/2006, ne deriva che il prossimo bando dovrà recepire il regolamento del concorso in esso indicato, compresi i requisiti di partecipazione che sono quelli sotto indicati.
 
D.lgs. n. 160/2006 - art. 2, n. 1:
 
Al concorso per esami, tenuto conto che ai fini dell' anzianita' minima di servizio necessaria per l'ammissione non sono cumulabili le anzianita'  maturate  in  piu'  categorie  fra  quelle previste, sono
ammessi:
    a) i magistrati amministrativi e contabili;

    b)  i  procuratori  dello  Stato che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

    c)  i  dipendenti  dello  Stato,  con  qualifica  dirigenziale  o appartenenti  ad una delle posizioni dell'area C prevista dal vigente contratto  collettivo  nazionale  di  lavoro, comparto Ministeri, con almeno  cinque  anni  di  anzianita'  nella  qualifica,  che  abbiano costituito  il  rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era  richiesto  il  possesso  del diploma di laurea in giurisprudenza
conseguito,  salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un  corso  universitario di durata non inferiore a quattro anni e chenon sono incorsi in sanzioni disciplinari;

    d)  gli  appartenenti al personale universitario di ruolo docente di   materie   giuridiche  in  possesso  del  diploma  di  laurea  ingiurisprudenza che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

    e)  i  dipendenti, con qualifica dirigenziale o appartenenti alla ex   area  direttiva,  della  pubblica  amministrazione,  degli  enti pubblici  a  carattere  nazionale  e  degli  enti locali, che abbiano costituito  il  rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era  richiesto  il  possesso  del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito,  salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un  corso  universitario  di durata non inferiore a quattro anni, con almeno  cinque  anni di anzianita' nella qualifica o, comunque, nelle predette carriere e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

    f)  coloro che hanno conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione forense;

    g)  coloro  i  quali  hanno  svolto  le  funzioni  di' magistrato onorario  per  almeno  sei  anni  senza  demerito, senza essere stati revocati e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

    h) i laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito,  salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un  corso  universitario di durata non inferiore a quattro anni e del
diploma  conseguito  presso  le  scuole  di  specializzazione  per le professioni  legali previste dall'articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni;

    i) i laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza al termine  di  un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni,  salvo che non si tratti di seconda laurea, ed hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche;

    l)  i laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito  di  un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni,  salvo che non si tratti di seconda laurea, ed hanno conseguito il  diploma  di  specializzazione  in  una  disciplina  giuridica, al termine  di un , corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.

  2. Sono ammessi al concorso per esami i candidati che soddisfino le seguenti condizioni:

    a) essere cittadino italiano;
    b) avere l'esercizio dei diritti civili;
    b-bis) essere di condotta incensurabile;
    b-ter) non essere stati dichiarati per tre volte non idonei    nel concorso per esami di cui all'articolo 1, comma 1, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda;
    c) possedere gli altri requisiti richiesti dalle leggi vigenti.
 
In definitiva, sono quelli sopra illustrati i requisiti di partecipazione al concorso in magistratura, che il ministro, al momento di emanare il decreto di indizione, è obbligato a recepire in toto. Le uniche modifiche concernono le date e le sedi di esame. Per il resto la normativa è quella fissata dal D.lgs. n. 160/2006. L'ultima riforma che si è occupata di modificare i requisiti è stata la famosa Legge Mastella, cioè la legge n. 111/2007. Da allora, nessun progetto di riforma è stato predisposto. L'ultimo ad avere proposto una modifica al regolamento del concorso è stato l'ex-ministro della Giustizia, Angelino Alfano (ne parlò in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2011).

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